Come impiegare la Blockchain in ambito sanitario. Ecco le opportunità

L’importante sfida per gli operatori del settore sanitario è di portare nella propria realtà i benefici prospettati dalle nuove applicazioni tecnologiche.
In un contesto di mutamenti sociali, normative più stringenti e risorse che scarseggiano, le nuove tendenze in ambito tecnologico possono aiutare gli operatori della sanità a sfruttare meglio i dati a disposizione sulle abitudini dei pazienti, a fluidificare la gestione dei processi clinici e aiutare a centrare gli obiettivi economici che si intende raggiungere.

Tra le nuove tendenze tecnologiche una delle più condivise e incalzanti è senza dubbio la blockchain che muove i primi passi nel 2008 introducendo un sistema decentralizzato di pagamento. Un sistema rivoluzionario che, per come congegnato, ha le particolarità di rendere scarse risorse illimitate (quali i bit) e fornire meccanismi di fiducia distribuita, che il mondo dei servizi online, così come lo conosciamo, ha affidato a soggetti intermediari. È con il whitepaper, pubblicato sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, “Bitcoin: A Peer To Peer Electronic Cash System” che la tecnologia Blockchain fa il suo debutto in pubblico.

Tuttavia, l’associazione che spesso si fa tra Bitcoin e Blockchain confonde chi ascolta e mina alla reale comprensione di questa nuova tecnologia che, semplificando, altro non è che un registro elettronico: un registro in cui è il sistema di crittografia a chiavi asimmetriche e il controllo diffuso (peer-to-peer) a rendere estremamente sicura l’attività di raccolta dati e il tracciamento delle informazioni. 

Per il settore sanitario la Blockchain potrebbe aver molto da offrire: può verificare l’identità dei pazienti, tenere traccia della cronologia delle prescrizioni mediche, delle somministrazioni di farmaci e delle assunzioni di terapie; può servire a migliore i servizi sanitari a vantaggio dei pazienti e del sistema sanitario nel suo complesso. 
È una tecnologia in costante perfezionamento in cui, tramite l’uso di algoritmi, si può personalizzare l’assistenza sanitaria e rendere ancora più sicure le cartelle cliniche elettroniche e la gestione degli “Electronic Health Record”. 
Con l’aumento dei volumi di dati, che ogni anno vengono registrati in cliniche e ospedali, diventa sempre più difficile archiviare e elaborare informazioni. Parliamo di informazioni generiche sulla salute del paziente o informazioni contenute nelle cartelle cliniche elettroniche, dati raccolti da dispositivi IoT o provenienti da monitoraggi.
L’intelligenza artificiale renderebbe possibile sviluppare strumenti predittivi e di assistenza sanitaria a misura di paziente; raccogliere dati e informazioni che, adeguatamente pseudoanonimizzate o anonimizzate a seconda dei casi, possono essere il motore principale di ricerca e sviluppo.
La filiera della sanità ha bisogno di conoscere meglio i propri pazienti. In quest’ottica, l’analisi costi-benefici per le organizzazioni sanitarie che decidono di avviare progetti basati sulla tecnologia Blockchain è il primo passo in relazione al quale verificare se, nel caso concreto, si possono o meno realizzare detti vantaggi.

Avv. Monica Gobbato Data Protection Officer
Dott. Giacomo de Simio Data Protection Specialist

Pubblicato su Doctor 33 2 marzo 2019

Monica Gobbato

Avv. Monica Gobbato

Avvocato digitale, già commissario d’esame per Privacy Officer nel 2013, 2014 e Digital Champion per il Comune di Camogli, in passato è stata senior associate di due grandi studi legali internazionali: Gianni, Origoni & Partners e Baker e MCKenzie a Milano, dove ha coordinato i dipartimenti di Diritto della Privacy nell’ambito di Information Technology.
Si occupa di Privacy dal 1997 e di Diritto dell’informatica dal 2003.
Prof A.C. all’università Ca’ Foscari a Venezia dal 2007, è docente in Master Universitari, Seminari e Corsi in tutta Italia. Relatrice e moderatrice in materia di Diritto dell’informatica, privacy e cybercrime.
Scrive per Assodigitale, StartUPItalia, CheFuturo, Key4biz

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