Venezia74. Primo Giorno. Blindata e Accaldata. Inizio con First Reformed

Blindata. La parola chiave di questa prima giornata Al Lido per la 74 edizione del Festival di Venezia. Sicurezza al massimo. Grazie a controlli dal cielo, da terra e dall’acqua. Forze dell’ordine ovunque.
Sala operativa interforze nel palazzo del Casino’. Controlli borse incrociati. Deviazioni e Slalom rispetto ai percorsi conosciuti.
Ma ci si sente bene, con un Festival del cinema che ti incoraggia e ti protegge. Ti incoraggia alla riflessione, all’approfondimento, alla comprensione.
La Terrazza della Biennale che affaccia sulla spiaggia dell’Excelsior permette la vista di una Venezia mai – in occasione del Festival – così accaldata, con tanti bagnanti in acqua. Tranquilla, nonostante o grazie ai cecchini.
Il primo film che vedo nella magnifica Sala Darsena, da sempre la mia preferita è quello di Paul Schrader, regista e sceneggiatore di magnifici film quali Taxy Driver e American Gigolò, First Reformed.
Si tratta della parabola di un reverendo protestante (Ethan Hawke) di una piccola chiesa costantemente vuota. Ex cappellano militare che dopo aver subito la perdita di un figlio è nuovamente coinvolto in una vicenda tragica e complessa, in cui conoscerà la giovane e bella Mary (Amanda Seyfried, quella di MammaMia) e soffrirà della tragica morte del marito di lei, un ambientalista radicale (Philip Ettinger).
Il regista e sceneggiatore Paul Schrader ammette in Conferenza Stampa di oggi al Palazzo del Casinò che Taxy Driver ha influenzato First Reformed. E noto con sorpresa questo suo pensiero e cioè credere che i film abbiano una vita propria indipendente dal loro autore e che da soli riescano ad elaborare delle trame. Come avrebbe fatto Taxy Driver con First Reformed. E concordo in pieno, le analogie sono potenti. Si tratta di un uomo malato e disturbato, non solo dalle perdite sempre più attuali ma anche da un senso di inutilità che lo pervade, conscio anche lui che l’umanità ha i giorni contati. Concetto che il regista ripeterà in conferenza stampa. L’umanità non arriverà alla fine di questo secolo.
Ricordo che alla conferenza di The Canyons, film presentato a Venezia nel 2013 (e che a me personalmente piacque ben più di questo e non certo solo per i suoi avvenenti attori – Lindsay Lohan e James Deen) Schrader disse che il cinema era finito, rappresentandolo con sale vuote (cosa che non è ancora davvero accaduta). Il vuoto riempie l’immaginario dell’autore.
Non vi è dubbio che il reverendo protagonista già parecchio “disturbato” dalla perdita del proprio figlio non riesca a stare in bilico tra speranza di un nuovo amore e costante disperazione
L’attore Edwarde Hamke dice in conferenza che il protagonista cammina sull’orlo dell’abisso. Strepitosa la diluizione dello sgorgatore del wc nel wiskey della sera.
In una parola: ossessivo.

Dettaglio: la Chiesa esiste davvero.

QUI IL MIO VIDEO SU FB

Cassazione: non è reato se filmi rapporti intimi in casa, se non c’è divulgazione | E la Privacy?

La decisione della Corte di Cassazione n. 22221/17 dell’8 maggio 2017 (QUI l’articolo pubblicato su StartUpItalia) in materia di video a contenuto sessuale sorprende perchè sancisce l’inapplicabilità del 615 bis del codice penale a colui che riprende scene sessuali con la telecamera all’insaputa del partner, quando questo sia consapevole almeno della loro presenza e non ci sia divulgazione.La sentenza fa (giustamente) discutere perchè sembra anomalo che dati concernenti la vita sessuale possano essere trattati impunemente. Più precisamente secondo me la fattispecie come prospettata non tiene conto del trattamento illecito di dati personali. E’ vero che i giudici sono tenuti a decidere in base alla domanda fatta e forse è corretto sostenere che non ci sia l’interferenza illecita di cui all’articolo 615 bis, però già dall’inizio del procedimento la fattispecie in questione avrebbe dovuto essere quella del trattamento illecito di cui al 167 del codice privacy, che invece non è stato affatto affatto preso in considerazione.

All’imputato era stato invece addebitato il reato di cui all’art. 615-bis cod. pen., sul presupposto che egli avrebbe filmato alcuni rapporti sessuali avuti con la convivente, all’insaputa di quest’ultima.

Secondo il giudicante, il delitto de quo non sarebbe configurabile, atteso che le scene riprese riguardavano atti della vita dei due protagonisti della vicenda, che avevano avuto svolgimento in un luogo qualificabile per entrambi come privata dimora, senza dunque che altri vi avessero interferito. Il video in questione, del resto, non era stato certamente divulgato ad altri o diffuso in qualsiasi forma, e solo in questo caso sarebbe stato ravvisabile un (diverso) illecito penale.
Il ricorrente si duole dell’inosservanza ed erronea applicazione della norma incriminatrice, facendo osservare che avrebbe dovuto assumere carattere decisivo, in chiave accusatoria, il rilievo dell’accertata mancanza di consenso da parte della convivente non già alla diffusione delle immagini, ma alle riprese come tali.

Le argomentazioni dell’imputato su questo punto sottolineano che la presunta persona offesa, come emerso da pacifiche acquisizioni istruttorie, era certamente consapevole sia dell’installazione di una videocamera, sia della circostanza che la stessa veniva attivata in occasione dei rapporti anzidetti.

E di conseguenza la Corte sulla base di tali considerazioni ha rigettato il ricorso della convivente ritenendo chenon integra il reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis cod. pen.) la condotta di colui che, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva, provveda a filmare in casa propria rapporti intimi avvenuti con la convivente, in quanto l’interferenza illecita prevista e sanzionata dal predetto art. 615-bis cod. pen. è quella proveniente dal terzo estraneo alla vita privata, e non già quella del soggetto che invece sia ammesso, sia pure estemporaneamente, a farne parte; mentre è irrilevante l’oggetto della ripresa, considerato che il concetto di “vita privata” si riferisce a qualsiasi atto o vicenda della persona in luogo riservato” (Cass., Sez. V, n. 1766/2008 del 28/11/2007, Ra. Ch., Rv 239098).
I principi richiamati meritano ancora piena condivisione, atteso che la norma incriminatrice sanziona i soli comportamenti di interferenza posti in essere da chi, rispetto agli atti della vita privata che ne sono oggetto, risulti estraneo: ergo, chi partecipa, con l’assenso dell’offeso, alla scena in questione (sia essa domestica, intima, o comunque tale da non rendersi percepibile ad una generalità indeterminata di persone) non può essere soggetto attivo del reato. La conclusione ora illustrata (continua la Corte) appare coerente con l’indirizzo seguito dalla giurisprudenza di legittimità, in applicazione del citato art. 615-bis, anche in casi diversi: infatti, il delitto de quo è stato ravvisato nella condotta di chi, «con l’uso di una macchina fotografica, si procuri indebitamente immagini di ragazze, partecipanti al concorso di “Miss Italia”, ritratte nude o seminude nel camerino appositamente adibito per consentire loro di cambiarsi d’abito, in quanto detto camerino rientra nei luoghi di privata dimora, intesi come luoghi che consentono una sia pur temporanea, esclusiva disponibilità dello spazio, nel quale sia temporaneamente garantita un’area di intimità e riservatezza» (Cass., Sez. V, n. 36032 dell’11/06/2008, Mi., Rv 241587); mentre, per converso, il medesimo reato «non è configurabile per il solo fatto che si adoperino strumenti di osservazione e ripresa a distanza, nel caso in cui tali strumenti siano finalizzati esclusivamente alla captazione di quanto avvenga in spazi che, pur di pertinenza di una privata abitazione, siano però, di fatto, non protetti dalla vista degli estranei» (Cass., Sez. V, n. 44156 del 21/10/2008, Go., Rv 241745).
Va ulteriormente puntualizzato che non può intendersi decisivo, per escludere la rilevanza penale della condotta, che il fatto avvenga nell’abitazione di chi ne sia autore: quel che rileva è che il
dominus loci non sia estraneo al momento di riservatezza captato, con la conseguenza che risponde del reato anche chi predispone una videocamera nel bagno di casa sua per carpire immagini di chi (convivente od ospite che sia) vi si trattenga per accudire alla propria persona; non ne risponde, invece, il padrone di casa che si fa la doccia insieme con il suddetto convivente od ospite, con il consenso di entrambi a condividere quella dimensione privata, e pur decida di riprendere la scena all’insaputa dell’altro. Ergo, il delitto deve ascriversi anche a chi predispone strumenti per registrare le telefonate che il coniuge effettui dall’apparecchio installato presso il comune domicilio (v. Cass., Sez. V, n. 8762/2013 del 16/10/2012, S.), ovvero al titolare di uno studio professionale che occulti un cellulare nella toilette per spiare le impiegate, senza l’assenso del personale (v. Cass., Sez. III, n. 27847 del 30/04/2015, R.): nei casi appena evidenziati, il soggetto attivo non poteva intendersi partecipe delle telefonate o dei contesti di intimità in questione.
Né, infine, va conferita decisività alla particolare “privatezza” della scena ripresa: il discrimine tra l’interferenza e la condotta lecita non è dato dalla natura del momento di riservatezza violato, bensì – si ripete – dalla circostanza che il soggetto attivo vi sia o meno estraneo. Perciò, nella fattispecie concreta, il reato non sussiste non già perché le immagini carpite (e certamente non divulgate) riguardavano rapporti sessuali, ma perché l’avente diritto – la convivente – aveva ammesso il partner a quella sfera di intimità: a identiche determinazioni sarebbe stato doveroso pervenire, dunque, laddove la donna fosse stata intenta a cucinare e l’imputato si fosse trovato normalmente al suo cospetto, con un telefonino nascosto ed utilizzato in funzione di videoripresa.

Questo quanto determinato dalla Corte ma a parere di chi scrive ben poteva iniziarsi un procedimento per trattamento illecito di dati personali di cui al 167 Codice Privacy posto che in passato in altro caso la Corte aveva chiarito che il danno per la vittima, elemento costitutivo del reato di trattamento illecito di dati personali di cui all’art. 167, D.Lgs. 196/2003, può essere di natura patrimoniale o non patrimoniale e quindi essere correttamente individuato nel pregiudizio della vita di relazione che la condotta illecita può arrecare.

E nel caso di specie un trattamento illecito c’è stato perchè la consapevolezza della presenza di telecamere non è la consapevolezza di essere effettivamente registrati nel caso concreto e tanto meno è l’aver autorizzato espressamente la memorizzazione di quell’atto sessuale e la sua archiviazione, tutti trattamenti concernenti nel caso specifico la vita sessuale, per cui in base al Codice Privacy occorre il consenso, a prescindere, anche se nessuna divulgazione verrà poi fatta.

Cassazione: non è reato se filmi rapporti intimi in casa, se non c’è divulgazione | E la Privacy?

Il tempo non è l’unico elemento da considerare nel diritto all’oblio

DALLA SERIE COME HO GIA’ DETTO IN altri casi precedenti a questo

Il trascorrere del tempo è senz’altro l’elemento più importante per valutare l’accoglimento di una richiesta ad “essere dimenticati”, ma l’esercizio del cosiddetto “diritto all’oblio” può incontrare altri rilevanti limiti, come precisato dalla giurisprudenza comunitaria e dal lavoro condotto dal Gruppo dei Garanti europei.

Proprio queste ulteriori circostanze ha dovuto prendere in considerazione l’Autorità italiana nell’esaminare il ricorso presentato da un alto funzionario pubblico che chiedeva la rimozione di alcuni url dai risultati di ricerca ottenuti digitando il proprio nominativo su Google. Questi url, infatti, rinviavano ad articoli nei quali erano riportate notizie relative ad una vicenda giudiziaria nella quale lo stesso era stato coinvolto e che si era conclusa con la sua condanna. Si trattava di una vicenda molto risalente nel tempo (circa 16 anni fa) e l’interessato era stato nel frattempo integralmente riabilitato [doc. web n. 6692214].

Uno degli articoli di cui si chiedeva la rimozione era stato pubblicato nell’imminenza dei fatti ed altri, invece, più recenti, avevano ripreso la notizia originaria riproponendola in occasione dell’assunzione di un importante incarico da parte dell’interessato.

Prima di entrare nel merito, il Garante ha affermato – contrariamente a quanto sostenuto dalla difesa di Google – che era necessario prendere in esame tutti i risultati di ricerca ottenuti a partire dal nome e cognome dell’interessato, anche quelli associati ad ulteriori specificazioni, quali il ruolo ricoperto o la circostanza dell’avvenuta condanna. Tale interpretazione è in linea con la sentenza “Google Spain”, nella quale si afferma che le istanze di deindicizzazione devono essere prese in considerazione per tutti gli url raggiungibili effettuando una ricerca “a partire dal nome”, senza escludere  quindi la possibilità che ad esso possano essere associati ulteriori termini volti a circoscrivere la ricerca stessa.

Chiarito questo punto rilevante, l’Autorità è entrata nel merito ed ha ordinato a Google di deindicizzare l’url che rinviava all’unico articolo avente ad oggetto, in via diretta, la notizia della condanna penale inflitta al ricorrente, il quale all’epoca ricopriva un ruolo diverso da quello attualmente svolto. L’Autorità ha ritenuto infatti che, considerato il tempo trascorso e l’intervenuta riabilitazione, la notizia non risultasse più rispondente alla situazione attuale.

Viceversa, con riguardo agli articoli ai quali rinviavano gli ulteriori url indicati dal ricorrente, il Garante ha riconosciuto che questi, pur richiamando la medesima vicenda giudiziaria, “inseriscono la notizia in un contesto informativo più ampio, all’interno del quale sono fornite anche ulteriori informazioni” legate al ruolo istituzionale attualmente ricoperto dall’interessato e che tali risultati erano di indubbio interesse pubblico “anche in ragione del ruolo nella vita pubblica rivestito dal ricorrente, che ricopre incarichi istituzionali di alto livello”. Pertanto, riguardo alla richiesta di una loro rimozione, ha dichiarato il ricorso infondato

Le regole per impronte digitali e firma grafometrica ai sensi della privacy (2014)

Si tratta di un Provvedimento di fine novembre 2014 quello del Garante sulle regole per impronte digitali e firma grafometrica.
E’ importante perché annulla la verifica preliminare in alcuni specifici casi, ma introduce l’obbligo di comunicare al Garante le violazioni ai sistemi biometrici (cd data breach)

Il Garante per la privacy ha approvato un quadro unitario di misure e accorgimenti di carattere tecnico, organizzativo e procedurale per mantenere alti livelli di sicurezza nell’utilizzo di particolari tipi di dati biometrici, semplificando alcuni adempimenti.

L’intervento  dell’Autorità si è reso necessario alla luce della crescente diffusione di dispositivi biometrici, anche incorporati in prodotti di largo consumo.

Sempre più spesso infatti aziende  e  pubbliche amministrazioni si servono di dati biometrici, come le impronte digitali, la topografia della mano o le caratteristiche della firma autografa,  per  il controllo degli accessi, per l’autenticazione degli utenti (anche su pc e tablet) o per la sottoscrizione di documenti informatici.

Nel  Provvedimento adottato a seguito di una consultazione pubblica  il Garante ha individuato alcune tipologie di trattamento che, per le specifiche finalità perseguite, presentano un livello ridotto di rischio e non necessitano più della verifica  preliminare da parte dell’Autorità.

La semplificazione riguarda solo le specifiche tipologie di trattamento che devono in ogni caso essere effettuate nel rispetto delle rigorose misure di sicurezza individuate dal Garante, e comunque rispettando i presupposti di legittimità previsti dal Codice privacy, in particolare informando sempre gli interessati sui loro diritti, sugli scopi e le modalità del trattamento:

 Autenticazione informatica

Le caratteristiche biometriche dell’impronta digitale o dell’emissione vocale di una persona possono essere utilizzate come credenziali di autenticazione per l’accesso a banche dati e sistemi informatici. Tale trattamento può essere effettuato<strong> anche senza il consenso dell’utente</strong>.

Controllo di accesso fisico ad aree “sensibili” e utilizzo di apparati e macchinari pericolosi

Le caratteristiche dell’impronta digitale o della topografia della mano potranno essere trattate per consentire l’accesso ad aree e locali ritenuti “sensibili” oppure per consentire l’utilizzo di apparati e macchinari pericolosi ai soli soggetti qualificati. Tale trattamento può essere realizzato <strong>anche senza il consenso dell’utente</strong>.

Sottoscrizione di documenti informatici

L’analisi dei dati biometrici associati all’apposizione a mano libera di una firma autografa potrà essere utilizzata per la firma elettronica avanzata. Questa modalità è però consentita solo con il consenso degli interessati, consenso non necessario invece in ambito pubblico, se devono essere perseguite  specifiche finalità istituzionali. Dovranno comunque essere resi disponibili sistemi alternativi (cartacei o digitali) di sottoscrizione, che non comportino l’utilizzo di dati biometrici.

 Scopi facilitativi

L’impronta digitale e la topografia della mano potranno essere utilizzate anche per consentire l’accesso fisico di utenti ad aree fisiche in ambito pubblico (es. biblioteche) o privato (es. aree aeroportuali riservate). Anche in questo caso l’utilizzo è consentito solo con il consenso degli interessati. Dovranno comunque essere previste modalità alternative per l’erogazione del servizio per chi rifiuta di far utilizzare i propri dati biometrici.

Ogni sistema di rilevazione dovrà essere configurato in modo tale da raccogliere un numero limitato di informazioni (principio di minimizzazione), escludendo l’acquisizione di dati ulteriori rispetto a quelli necessari per il conseguimento della finalità perseguita. Ad esempio, in caso di autenticazione informatica, i dati biometrici non dovranno essere trattati in modo da poter desumere anche informazioni di natura sensibile dell’interessato.

Tra le numerose misure di sicurezza individuate dal Garante vi è quella che obbliga a cifrare il riferimento biometrico con tecniche crittografiche, con una lunghezza delle chiavi adeguata alla dimensione e al ciclo di vita dei dati. Particolare attenzione è inoltre rivolta alla messa in sicurezza dei dispositivi mobili (come tablet o pc) che potrebbero più facilmente essere compromessi o smarriti.

Anche al fine di prevenire eventuali furti di identità biometrica, <strong>tutte le violazioni dei dati o gli incidenti informatici</strong> (“data breaches”) che possano avere un impatto significativo sui sistemi biometrici o sui dati personali custoditi,<strong> dovranno essere comunicati </strong>da chi detiene i dati al Garante <strong>entro 24 ore</strong> dalla scoperta, così da consentire di adottare opportuni interventi a tutela delle persone interessate. A tal fine è stato predisposto un modulo che consente di semplificare il predetto adempimento.

Sono esclusi dalle modalità semplificate individuate nel provvedimento del Garante i trattamenti che prevedono la realizzazione di archivi biometrici centralizzati, per i quali continuerà ad essere obbligatorio richiedere una verifica preliminare. Rimane in vigore anche l’obbligo di notificazione al Garante per i trattamenti non esplicitamente esclusi dal provvedimento, come quelli effettuati da esercenti le professioni sanitarie e da avvocati.

Per le verifiche preliminari in corso sono state previste specifiche disposizioni transitorie.

 

Recensione Nymphomaniac volume I. La lussuria e l’ordine del caos. 71 Mostra del Cinema Venezia

Entro in sala in ritardo e mi siedo in prima fila. Per me il film inizia con Joe, la protagonista dolorante ed evidentemente picchiata a casa e nel letto di un gentile signore Seligman (interpretato da Stellan Skarsgård) che l’ha raccolta dalla strada e che le chiede di raccontare la sua storia.

Lei stessa si dichiarerà ninfomane e ne spieghera’ i motivi, sostenendo che per lei questo termine  significa soprattutto indifferenza.

Da giovane la ragazza fa parte di un Club di Ribelli dell’amore. Scopo del Club, scoparsi più uomini possibile e mai più di una volta.

Il film di Lars von Trier si evolve nel racconto della vita di Joe attraverso un confronto con il vecchio signore che cerca di convincerla che la sua ninfomania non è come lei pensa una pratica disdicevole e immorale ma che ha in se’ una sua ragionevolezza.

Bello anche se prevedibile il raffronto con la musica polifonica, che lei rappresenta con immagini di rapporti sessuali, che la completano ma non la saziano. Il feroce felino, il rassicurante Basso, e l’amore possibile.

Seligman è un appassionato di musica polifonica, di scienze naturali, di matematica pitagorica e probabilmente di molte innumerevoli arti e grazie allla sua cultura e ad un animo gentile tende a trovare in tutte le pratiche sessuali da lei ampiamente descritte una qualche spiegazione.

La dipendenza di cui parla Joe mi ricorda molto Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Uli Edel, anche se alla visione del solo volume 1 non vedo in lei ancora una reale autodistruzione ma solo una lussuria senza particolare perversione. Sicuramente una pulsazione, anche premeditata ma estremamente casuale.

Aspetto con ansia di vedere il Volume II

Recensione Nymphomaniac – Volume 2. Mostra del Cinema di Venezia 71

In occasione della 71ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene presentata (sezione fuori concorso) la Director’s Cut Long Version di Nymphomaniac – Parte 2 con una durata di 180 minuti (che mi ha costretto a partire tardi dal Lido tanto da trovarmi in piena notte e con il temporale nel bel mezzo della laguna, fulmini e saette comprese).

Il Volume II di NYmphomaniac inizia dove finisce il I cioè nella camera in cui Joe è arrivata grazie all’aiuto del Signor Seligman, con la narrazione del racconto della sua vita mentre l’anziano signore la ascolta fornendo curiosi anneddoti e parallelismi.

In questo secondo capitolo abbiamo una Joe pù sfrenata che mai. Nonostante una convivenza con Jerome e un figlio da lui, non riesce a domare la tigre che è in lei.

Tra esperienze di sesso multiplo con africani e approfondimenti delle proprie tendenze masochistiche, Joe scoprirà anche l’interesse per un rapporto omosessuale.

In questo II Volume Von Trier vuole provocare ma soprattutto approfondire le tematiche sessuali. Non solo, vuole disegnare il personaggio di Joe in modo molto particolare.
Non intende considerarla una vittima nè una carnefice ma piuttosto una persona molto speciale, ansiosa di vita, insaziabile ma non dipendente, non malata.

In conferenza stampa chiederò alla co-sceneggiatrici quanto e come hanno approfondito gli aspetti psicologici/medici della ninfomania e la risposta è stata che naturalmente lo hanno fatto ma senza voler classificare o etichettare il comportamento di Joe.

Lei si dichiara ninfomane ma non è detto che lo sia. Sta al pubblico decidere quando si supera il confine.

Come cresce l’IT secondo il Report Assintel, presentato allo Smau a Milano 2016. 5 buoni motivi per cui occorreva esserci

I nuovi dati del report di Assintel presentati il 26 ottobre 2016 allo Smau di Milano confermano che l’IT cresce nelle 4 principali tecnologie che sono cloud, mobile, big data analytics e social.

Per quanto concerne il cloud scopro che finalmente in questo ambito la privacy diventa baricentrica e che per tutelare la privacy sulla nuvola è nata una associazione tra fornitori di servizi cloud che si chiama Cispe (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe – www.cispe.cloud), una coalizione costituita da oltre 20 provider di infrastrutture Cloud attivi in Europa, che ha annunciato il primo codice di condotta per la protezione di dati, che prevede la possibilità per i clienti di provider di infrastrutture Cloud di trattare e salvare esclusivamente i dati all’interno del territorio europeo.

Altro argomento molto esplorato in Smau quello dei social network e sono molti i relatori che li approfondiscono. Tra questi Si parla molto di Instagram e di quanto questo sia al momento il social che cresce maggiormente forse perchè combatte, grazie alla sua stessa natura, la cd. guerra dell’attenzione. Il Social ha la capacità di raccontare, velocemente e attraverso immagini e brevissimi video. Inoltre, ora, con Instagram Stories è possibile ricostruire delle storie attraverso brevi video.

Si parla anche di YouTube, re del video online, che gode ancora di ottima salute, ma si evidenzia che il fenomeno in ascesa, grazie alla diffusione dello smartphone il video in diretta streaming. Su questo argomento si narra che l’attenzione del marketing sia alta, perchè la diretta, che materiale video autentico e non ripulito con il montaggio, fornisce maggior credibilità ai contenuti, coinvolgendo gli utenti sulla base della spontaneità del momento.

Sempre nei workshop dedicati ai social network si parla dei chatbot e delle nuove conversazione con gli utenti.
I chatbot sono programmi basati sull
ntelligenza artificiale capaci di sostenere una conversazione con un essere umano. L’elemento divertente è che questi programmi permettono la risposta alle domande degli utenti in modo automatico e senza lntervento di persone reali. Tale tecnologia è in rapido sviluppo e diverrà sempre più affidabile ed efficace, permettendo e sviluppando quello che viene chiamato Real Marketing e cioè il marketing in tempo reale.

Grande spazio viene dato ai Big Data considerati il nuovo oro nero, poichè permettono di intercettare addirittura in anticipo i comportamenti dei consumatori, consentendo cosi di prevedere l‘andamento di interi settori. Tra i principale interessati allo sfruttamento dei Big Data si osserva il settore turistico, il farmaceutico e il finanziario.

Per quanto riguarda il mobile si scopre che nel mese di settembre 2016 hanno navigato almeno una volta dai device 29,5 milioni di italiani dai due anni in su. La total digital audience nel giorno medio è rappresentata da 22,8 milioni di utenti, online per 2 ore e 13 minuti. (dati audi web http://www.primaonline.it/2016/11/16/249440/piu-di-29-milioni-gli-italiani-online-nel-mese-di-settembre-dati-audiweb/http://www.primaonline.it/2016/11/16/249440/piu-di-29-milioni-gli-italiani-online-nel-mese-di-settembre-dati-audiweb/)

Dai dati di consumo sulla fruizione mensile, emerge che il 93,4% degli utenti online ha consultato siti o applicazioni di ricerca mentre il 90,3% almeno uno tra i portali generalisti mentre i Social si attestano su il 7,3% i social network con 25,7 milioni di utenti. In ambito mobile si prevede uno sviluppo del mobile-only banking, ovvero servizi offerti dalle banche unicamente tramite mobile; segno evidente che la modalità mobile è destinata a crescere in Italia nei prossimi anni.

Personalmente sono stata presente con un intervento concernente la Privacy nel Digitale che ha illustrato quelle che sono le grandi novità del Nuovo Regolamento Europeo Privacy. Il mio workshop ha evidenziato, tra le tante novità che non può esistere digitale senza privacy. Infatti secondo il Nuovo Regolamento Europeo Privacy, nel Digitale si devono applicare le regole su Privacy by Design e Privacy by Default obbligatoriamente. Ciò significa che nella costruzione di un hardware o di un servizio web occorrerà una progettazione già orientata alla privacy fin dalle prime fasi..

Le unioni, le separazioni, i social, il web: relazioni virtuali tra sesso e giurisprudenza

Mio articolo pubblicato su che futuro nell’ottobre 2016
Risultati immagini per monica gobbato su relazioni virtuali

La nostra vita continua a trasformarsi grazie alla tecnologia. E l’amore a quanto pare non fa eccezione. Ora sempre di più grazie alle tante applicazioni dedicate agli Incontri o all’amore vero e proprio (che oggi sono più di 500 tra le quali lo storico Badoo, il moderno Tinder, il cugino Booble, la geolocalizzante Happn, l’immaginifico Lovoo, il cafoncello Twoo, il più serio Meetic ecc.) i legami non restano più nella dimensione digitale ma diventano sempre più reali. E la ricerca, facilitata dalla tecnologia, rischia di diventare ossessiva. La ricerca della persona migliore, da abbandonare se del caso con un click.

RAPPORTI AL TEMPO DEI SOCIAL

Andrea De Carlo nel suo romanzo Cuore Primitivo scrive:

“Non sarebbe stato più interessante parlare dell’eccesso di opzioni in campo sessuale, dovuto alla prevalenza dei social network sui rapporti reali e favorito dalla crisi inarrestabile dei riferimenti morali? Di come nel sistema pornografico consumista in cui viviamo chiunque ormai possa procurarsi un partner con la stessa assenza di sforzo e coinvolgimento con cui ordina un gadget qualunque su Amazon, per sostituirlo con un altro migliore o semplicemente diverso alla prima occasione? Di come avere (o essere convinti di avere) una scelta illimitata di immagini e informazioni personali a portata di click cancelli qualsiasi senso di destino negli incontri, abolisca la sorpresa, annulli l’attesa e alla fine il desiderio stesso…?”

Sicuramente De Carlo pone dei quesiti interessanti ma non sembra aver provato quello che scrive, probabilmente aiutato dall’aurea dello scrittore famoso e belloccio che non ha certo bisogno dei social network per incontrare persone nuove. Chi frequenta questi luoghi sa bene che invece è tutto dilatato, amplificato, sottolineato, evidenziato; le attese, i desideri (che diventano ossessivi come in nessun altro luogo) gli incontri e pure gli abbandoni. La quantità delle possibilità aumenta anche la qualità delle stesse, che diventano risultati (spesso soddisfacenti) quando se ne conoscono i meccanismi.

SEXTING

Sotto un profilo giuridico impossibile non citare il sexting, cioè lo scambiarsi immagini sexy con il partner o con uno sconosciuto considerato una devianza comportamentale nel Glossario dei comportamenti devianti on line (iGloss@ 1.0) emanato dal Ministero della Giustizia e realizzato dall’Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento Giustizia Minorile e dall’IFOS Master in Criminologia clinica e Psicologia Giuridica, rivolto non solo agli operatori dei servizi sociali, sanitari e giudiziari ma anche ai giovani e ai loro genitori e pubblicato il 6 Maggio 2015.

Il sexting è pericoloso perché può condurre al compimento di reati, come il trattamento illecito di dati sensibili, la diffamazione e addirittura il ricatto (basti pensare alla diffusione via whatsapp o social del materiale pornografico).

In questo scenario piuttosto complesso sembra comparire una buona notizia per chi intrattiene flirt virtuali: la separazione non può infatti essere addebitata a chi ha una relazione sentimentale via internet, a meno che non sia la vera causa della rottura del rapporto in base a quanto affermato recentemente dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 14414 del 14 luglio 2016, ha respinto il ricorso di un uomo che contestava alla ex una relazione via web.
Non è infatti sufficiente, secondo la Suprema corte, la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall’art. 143 c.c. ma occorre verificare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

Nel caso in esame, il marito aveva chiesto l’addebito della separazione alla ex moglie per avere quest’ultima iniziato una relazione via web (mediante Facebook) con un altro uomo. La Corte aveva tuttavia rigettato l’appello, ritenendo che la dimostrazione della relazione via internet dell’ex moglie non sarebbe stato un fatto giustificativo dell’addebito, mancando una prova sull’efficienza causale di tale fatto rispetto alla crisi dell’unione coniugale.

Sul punto, la Suprema Corte ha ritenuto che ai fini della pronuncia di addebito non è sufficiente la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall’art. 143 c.c., ma occorre verificare se tale violazione abbia effettivamente assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

Nel caso in esame, come correttamente rilevato dalla Corte d’Appello, la presunta relazione virtuale dell’ex moglie è intervenuta solo quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza, dovuta anche ad episodi di violenza posti in essere dall’ex marito, documentati da certificati medici.

IL FALLIMENTO DELL’UNIONE

Ritenendo dunque che il fallimento dell’unione coniugale non sia addebitabile ad un comportamento specifico della moglie ma a reciproche difficoltà nel rapporto tra i due coniugi risalenti nel tempo, la Corte ha dunque rigettato il ricorso, con condanna delle spese del giudizio di legittimità. Ma se ben si può essere d’accordo con questa sentenza non essendo l’elemento relazione virtuale il motivo effettivo della separazione, occorre rilevare che l’ingresso dei social nelle controversie di separazione e divorzio è ben più importante di quanto si creda.

Risulta ormai pacifico come possa essere provato il tenore di vita di una delle due parti attraverso i suoi post, tenore di vita che per esempio potrebbe essere del tutto contrastante con quello dichiarato agli atti o ammesso in fase di giuramento

Innanzitutto si deve rilevare l’aspetto della utilizzabilità dei post nella fase istruttoria. Pare che i giudici di merito in prima istanza e poi anche quelli di di legittimità abbiano accettato il cambiamento delle forme di comunicazione tra individui. Infatti, risulta ormai pacifico come possa essere provato il tenore di vita di una delle due parti attraverso i suoi post, tenore di vita che per esempio potrebbe essere del tutto contrastante con quello dichiarato agli atti o ammesso in fase di giuramento. Per esempio se il separando si dichiara nullatenente ma mediante la visione dei suoi post si evince un tenore di vita fatto di viaggi, abbigliamenti firmati, acquisto di preziosi ecc. naturale che ciò contrasti con quanto asserito in istruttoria ed è di tutta evidenza che il social si offre al Giudice quale mezzo di verifica.

PROFILI SOCIAL E PROVE

In linea generale si può affermare che la giurisprudenza ha ritenuto che le informazioni pubblicate sul profilo personale siano spesso utilizzabili come prove documentali nei giudizi di separazione, naturalmente osservando come il soggetto utilizzatore se le sia procurate. Se lo ha fatto senza artifizi e cioè senza ricorrere ad amici compiacenti o a profili fasulli oppure tali foto siano semplicemente state postate in modalità pubblica saranno certamente utilizzabili anche sotto un profilo di osservanza alla disciplina privacy.

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