Recensione Nymphomaniac volume I. La lussuria e l’ordine del caos. 71 Mostra del Cinema Venezia

Entro in sala in ritardo e mi siedo in prima fila. Per me il film inizia con Joe, la protagonista dolorante ed evidentemente picchiata a casa e nel letto di un gentile signore Seligman (interpretato da Stellan Skarsgård) che l’ha raccolta dalla strada e che le chiede di raccontare la sua storia.

Lei stessa si dichiarerà ninfomane e ne spieghera’ i motivi, sostenendo che per lei questo termine  significa soprattutto indifferenza.

Da giovane la ragazza fa parte di un Club di Ribelli dell’amore. Scopo del Club, scoparsi più uomini possibile e mai più di una volta.

Il film di Lars von Trier si evolve nel racconto della vita di Joe attraverso un confronto con il vecchio signore che cerca di convincerla che la sua ninfomania non è come lei pensa una pratica disdicevole e immorale ma che ha in se’ una sua ragionevolezza.

Bello anche se prevedibile il raffronto con la musica polifonica, che lei rappresenta con immagini di rapporti sessuali, che la completano ma non la saziano. Il feroce felino, il rassicurante Basso, e l’amore possibile.

Seligman è un appassionato di musica polifonica, di scienze naturali, di matematica pitagorica e probabilmente di molte innumerevoli arti e grazie allla sua cultura e ad un animo gentile tende a trovare in tutte le pratiche sessuali da lei ampiamente descritte una qualche spiegazione.

La dipendenza di cui parla Joe mi ricorda molto Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Uli Edel, anche se alla visione del solo volume 1 non vedo in lei ancora una reale autodistruzione ma solo una lussuria senza particolare perversione. Sicuramente una pulsazione, anche premeditata ma estremamente casuale.

Aspetto con ansia di vedere il Volume II

Recensione Nymphomaniac – Volume 2. Mostra del Cinema di Venezia 71

In occasione della 71ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene presentata (sezione fuori concorso) la Director’s Cut Long Version di Nymphomaniac – Parte 2 con una durata di 180 minuti (che mi ha costretto a partire tardi dal Lido tanto da trovarmi in piena notte e con il temporale nel bel mezzo della laguna, fulmini e saette comprese).

Il Volume II di NYmphomaniac inizia dove finisce il I cioè nella camera in cui Joe è arrivata grazie all’aiuto del Signor Seligman, con la narrazione del racconto della sua vita mentre l’anziano signore la ascolta fornendo curiosi anneddoti e parallelismi.

In questo secondo capitolo abbiamo una Joe pù sfrenata che mai. Nonostante una convivenza con Jerome e un figlio da lui, non riesce a domare la tigre che è in lei.

Tra esperienze di sesso multiplo con africani e approfondimenti delle proprie tendenze masochistiche, Joe scoprirà anche l’interesse per un rapporto omosessuale.

In questo II Volume Von Trier vuole provocare ma soprattutto approfondire le tematiche sessuali. Non solo, vuole disegnare il personaggio di Joe in modo molto particolare.
Non intende considerarla una vittima nè una carnefice ma piuttosto una persona molto speciale, ansiosa di vita, insaziabile ma non dipendente, non malata.

In conferenza stampa chiederò alla co-sceneggiatrici quanto e come hanno approfondito gli aspetti psicologici/medici della ninfomania e la risposta è stata che naturalmente lo hanno fatto ma senza voler classificare o etichettare il comportamento di Joe.

Lei si dichiara ninfomane ma non è detto che lo sia. Sta al pubblico decidere quando si supera il confine.

Come cresce l’IT secondo il Report Assintel, presentato allo Smau a Milano 2016. 5 buoni motivi per cui occorreva esserci

I nuovi dati del report di Assintel presentati il 26 ottobre 2016 allo Smau di Milano confermano che l’IT cresce nelle 4 principali tecnologie che sono cloud, mobile, big data analytics e social.

Per quanto concerne il cloud scopro che finalmente in questo ambito la privacy diventa baricentrica e che per tutelare la privacy sulla nuvola è nata una associazione tra fornitori di servizi cloud che si chiama Cispe (Cloud Infrastructure Services Providers in Europe – www.cispe.cloud), una coalizione costituita da oltre 20 provider di infrastrutture Cloud attivi in Europa, che ha annunciato il primo codice di condotta per la protezione di dati, che prevede la possibilità per i clienti di provider di infrastrutture Cloud di trattare e salvare esclusivamente i dati all’interno del territorio europeo.

Altro argomento molto esplorato in Smau quello dei social network e sono molti i relatori che li approfondiscono. Tra questi Si parla molto di Instagram e di quanto questo sia al momento il social che cresce maggiormente forse perchè combatte, grazie alla sua stessa natura, la cd. guerra dell’attenzione. Il Social ha la capacità di raccontare, velocemente e attraverso immagini e brevissimi video. Inoltre, ora, con Instagram Stories è possibile ricostruire delle storie attraverso brevi video.

Si parla anche di YouTube, re del video online, che gode ancora di ottima salute, ma si evidenzia che il fenomeno in ascesa, grazie alla diffusione dello smartphone il video in diretta streaming. Su questo argomento si narra che l’attenzione del marketing sia alta, perchè la diretta, che materiale video autentico e non ripulito con il montaggio, fornisce maggior credibilità ai contenuti, coinvolgendo gli utenti sulla base della spontaneità del momento.

Sempre nei workshop dedicati ai social network si parla dei chatbot e delle nuove conversazione con gli utenti.
I chatbot sono programmi basati sull
ntelligenza artificiale capaci di sostenere una conversazione con un essere umano. L’elemento divertente è che questi programmi permettono la risposta alle domande degli utenti in modo automatico e senza lntervento di persone reali. Tale tecnologia è in rapido sviluppo e diverrà sempre più affidabile ed efficace, permettendo e sviluppando quello che viene chiamato Real Marketing e cioè il marketing in tempo reale.

Grande spazio viene dato ai Big Data considerati il nuovo oro nero, poichè permettono di intercettare addirittura in anticipo i comportamenti dei consumatori, consentendo cosi di prevedere l‘andamento di interi settori. Tra i principale interessati allo sfruttamento dei Big Data si osserva il settore turistico, il farmaceutico e il finanziario.

Per quanto riguarda il mobile si scopre che nel mese di settembre 2016 hanno navigato almeno una volta dai device 29,5 milioni di italiani dai due anni in su. La total digital audience nel giorno medio è rappresentata da 22,8 milioni di utenti, online per 2 ore e 13 minuti. (dati audi web http://www.primaonline.it/2016/11/16/249440/piu-di-29-milioni-gli-italiani-online-nel-mese-di-settembre-dati-audiweb/http://www.primaonline.it/2016/11/16/249440/piu-di-29-milioni-gli-italiani-online-nel-mese-di-settembre-dati-audiweb/)

Dai dati di consumo sulla fruizione mensile, emerge che il 93,4% degli utenti online ha consultato siti o applicazioni di ricerca mentre il 90,3% almeno uno tra i portali generalisti mentre i Social si attestano su il 7,3% i social network con 25,7 milioni di utenti. In ambito mobile si prevede uno sviluppo del mobile-only banking, ovvero servizi offerti dalle banche unicamente tramite mobile; segno evidente che la modalità mobile è destinata a crescere in Italia nei prossimi anni.

Personalmente sono stata presente con un intervento concernente la Privacy nel Digitale che ha illustrato quelle che sono le grandi novità del Nuovo Regolamento Europeo Privacy. Il mio workshop ha evidenziato, tra le tante novità che non può esistere digitale senza privacy. Infatti secondo il Nuovo Regolamento Europeo Privacy, nel Digitale si devono applicare le regole su Privacy by Design e Privacy by Default obbligatoriamente. Ciò significa che nella costruzione di un hardware o di un servizio web occorrerà una progettazione già orientata alla privacy fin dalle prime fasi..

Le unioni, le separazioni, i social, il web: relazioni virtuali tra sesso e giurisprudenza

Mio articolo pubblicato su che futuro nell’ottobre 2016
Risultati immagini per monica gobbato su relazioni virtuali

La nostra vita continua a trasformarsi grazie alla tecnologia. E l’amore a quanto pare non fa eccezione. Ora sempre di più grazie alle tante applicazioni dedicate agli Incontri o all’amore vero e proprio (che oggi sono più di 500 tra le quali lo storico Badoo, il moderno Tinder, il cugino Booble, la geolocalizzante Happn, l’immaginifico Lovoo, il cafoncello Twoo, il più serio Meetic ecc.) i legami non restano più nella dimensione digitale ma diventano sempre più reali. E la ricerca, facilitata dalla tecnologia, rischia di diventare ossessiva. La ricerca della persona migliore, da abbandonare se del caso con un click.

RAPPORTI AL TEMPO DEI SOCIAL

Andrea De Carlo nel suo romanzo Cuore Primitivo scrive:

“Non sarebbe stato più interessante parlare dell’eccesso di opzioni in campo sessuale, dovuto alla prevalenza dei social network sui rapporti reali e favorito dalla crisi inarrestabile dei riferimenti morali? Di come nel sistema pornografico consumista in cui viviamo chiunque ormai possa procurarsi un partner con la stessa assenza di sforzo e coinvolgimento con cui ordina un gadget qualunque su Amazon, per sostituirlo con un altro migliore o semplicemente diverso alla prima occasione? Di come avere (o essere convinti di avere) una scelta illimitata di immagini e informazioni personali a portata di click cancelli qualsiasi senso di destino negli incontri, abolisca la sorpresa, annulli l’attesa e alla fine il desiderio stesso…?”

Sicuramente De Carlo pone dei quesiti interessanti ma non sembra aver provato quello che scrive, probabilmente aiutato dall’aurea dello scrittore famoso e belloccio che non ha certo bisogno dei social network per incontrare persone nuove. Chi frequenta questi luoghi sa bene che invece è tutto dilatato, amplificato, sottolineato, evidenziato; le attese, i desideri (che diventano ossessivi come in nessun altro luogo) gli incontri e pure gli abbandoni. La quantità delle possibilità aumenta anche la qualità delle stesse, che diventano risultati (spesso soddisfacenti) quando se ne conoscono i meccanismi.

SEXTING

Sotto un profilo giuridico impossibile non citare il sexting, cioè lo scambiarsi immagini sexy con il partner o con uno sconosciuto considerato una devianza comportamentale nel Glossario dei comportamenti devianti on line (iGloss@ 1.0) emanato dal Ministero della Giustizia e realizzato dall’Ufficio Studi, Ricerche e Attività Internazionali del Dipartimento Giustizia Minorile e dall’IFOS Master in Criminologia clinica e Psicologia Giuridica, rivolto non solo agli operatori dei servizi sociali, sanitari e giudiziari ma anche ai giovani e ai loro genitori e pubblicato il 6 Maggio 2015.

Il sexting è pericoloso perché può condurre al compimento di reati, come il trattamento illecito di dati sensibili, la diffamazione e addirittura il ricatto (basti pensare alla diffusione via whatsapp o social del materiale pornografico).

In questo scenario piuttosto complesso sembra comparire una buona notizia per chi intrattiene flirt virtuali: la separazione non può infatti essere addebitata a chi ha una relazione sentimentale via internet, a meno che non sia la vera causa della rottura del rapporto in base a quanto affermato recentemente dalla Corte di Cassazione che, con l’ordinanza n. 14414 del 14 luglio 2016, ha respinto il ricorso di un uomo che contestava alla ex una relazione via web.
Non è infatti sufficiente, secondo la Suprema corte, la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall’art. 143 c.c. ma occorre verificare se tale violazione abbia assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

Nel caso in esame, il marito aveva chiesto l’addebito della separazione alla ex moglie per avere quest’ultima iniziato una relazione via web (mediante Facebook) con un altro uomo. La Corte aveva tuttavia rigettato l’appello, ritenendo che la dimostrazione della relazione via internet dell’ex moglie non sarebbe stato un fatto giustificativo dell’addebito, mancando una prova sull’efficienza causale di tale fatto rispetto alla crisi dell’unione coniugale.

Sul punto, la Suprema Corte ha ritenuto che ai fini della pronuncia di addebito non è sufficiente la sola violazione dei doveri previsti a carico dei coniugi dall’art. 143 c.c., ma occorre verificare se tale violazione abbia effettivamente assunto efficacia causale nella determinazione della crisi coniugale ovvero se essa sia intervenuta quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza.

Nel caso in esame, come correttamente rilevato dalla Corte d’Appello, la presunta relazione virtuale dell’ex moglie è intervenuta solo quando era già maturata una situazione di intollerabilità della convivenza, dovuta anche ad episodi di violenza posti in essere dall’ex marito, documentati da certificati medici.

IL FALLIMENTO DELL’UNIONE

Ritenendo dunque che il fallimento dell’unione coniugale non sia addebitabile ad un comportamento specifico della moglie ma a reciproche difficoltà nel rapporto tra i due coniugi risalenti nel tempo, la Corte ha dunque rigettato il ricorso, con condanna delle spese del giudizio di legittimità. Ma se ben si può essere d’accordo con questa sentenza non essendo l’elemento relazione virtuale il motivo effettivo della separazione, occorre rilevare che l’ingresso dei social nelle controversie di separazione e divorzio è ben più importante di quanto si creda.

Risulta ormai pacifico come possa essere provato il tenore di vita di una delle due parti attraverso i suoi post, tenore di vita che per esempio potrebbe essere del tutto contrastante con quello dichiarato agli atti o ammesso in fase di giuramento

Innanzitutto si deve rilevare l’aspetto della utilizzabilità dei post nella fase istruttoria. Pare che i giudici di merito in prima istanza e poi anche quelli di di legittimità abbiano accettato il cambiamento delle forme di comunicazione tra individui. Infatti, risulta ormai pacifico come possa essere provato il tenore di vita di una delle due parti attraverso i suoi post, tenore di vita che per esempio potrebbe essere del tutto contrastante con quello dichiarato agli atti o ammesso in fase di giuramento. Per esempio se il separando si dichiara nullatenente ma mediante la visione dei suoi post si evince un tenore di vita fatto di viaggi, abbigliamenti firmati, acquisto di preziosi ecc. naturale che ciò contrasti con quanto asserito in istruttoria ed è di tutta evidenza che il social si offre al Giudice quale mezzo di verifica.

PROFILI SOCIAL E PROVE

In linea generale si può affermare che la giurisprudenza ha ritenuto che le informazioni pubblicate sul profilo personale siano spesso utilizzabili come prove documentali nei giudizi di separazione, naturalmente osservando come il soggetto utilizzatore se le sia procurate. Se lo ha fatto senza artifizi e cioè senza ricorrere ad amici compiacenti o a profili fasulli oppure tali foto siano semplicemente state postate in modalità pubblica saranno certamente utilizzabili anche sotto un profilo di osservanza alla disciplina privacy.

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