Suburbicon di George Clooney. Cioè Mamma ho perso l’aereo versione Noir

Sono Appena uscita dalla Sala Grande dove ho visto il nuovo film di George Clooney, in cui lui è sceneggiatore e regista ma non interprete.

Dalle prime scene mi ha fatto pensare a Mamma ho perso l’aereo in versione Noir, in tutti i sensi. Si lascia vedere come si legge volentieri un fumetto. Per passare il tempo.

I protagonisti sono Matt Damon e Julianne Moore.

Scritto dallo stesso Clooney insieme ai fratelli Coen e a Grant Heslov, Suburbicon è ambientato nell’omonima cittadina negli anni’50, dove la (costruita) tranquillità viene turbata dall’arrivo dei nuovi vicini, i Meyers, un famiglia di colore.

Inoltre ricorda la Moglie perfetta con la Kidman e The Truman Show con Jim Carrey.

In una parola non merita Venezia.

 

Venezia74. Primo Giorno. Blindata e Accaldata. Inizio con First Reformed

Blindata. La parola chiave di questa prima giornata Al Lido per la 74 edizione del Festival di Venezia. Sicurezza al massimo. Grazie a controlli dal cielo, da terra e dall’acqua. Forze dell’ordine ovunque.
Sala operativa interforze nel palazzo del Casino’. Controlli borse incrociati. Deviazioni e Slalom rispetto ai percorsi conosciuti.
Ma ci si sente bene, con un Festival del cinema che ti incoraggia e ti protegge. Ti incoraggia alla riflessione, all’approfondimento, alla comprensione.
La Terrazza della Biennale che affaccia sulla spiaggia dell’Excelsior permette la vista di una Venezia mai – in occasione del Festival – così accaldata, con tanti bagnanti in acqua. Tranquilla, nonostante o grazie ai cecchini.
Il primo film che vedo nella magnifica Sala Darsena, da sempre la mia preferita è quello di Paul Schrader, regista e sceneggiatore di magnifici film quali Taxy Driver e American Gigolò, First Reformed.
Si tratta della parabola di un reverendo protestante (Ethan Hawke) di una piccola chiesa costantemente vuota. Ex cappellano militare che dopo aver subito la perdita di un figlio è nuovamente coinvolto in una vicenda tragica e complessa, in cui conoscerà la giovane e bella Mary (Amanda Seyfried, quella di MammaMia) e soffrirà della tragica morte del marito di lei, un ambientalista radicale (Philip Ettinger).
Il regista e sceneggiatore Paul Schrader ammette in Conferenza Stampa di oggi al Palazzo del Casinò che Taxy Driver ha influenzato First Reformed. E noto con sorpresa questo suo pensiero e cioè credere che i film abbiano una vita propria indipendente dal loro autore e che da soli riescano ad elaborare delle trame. Come avrebbe fatto Taxy Driver con First Reformed. E concordo in pieno, le analogie sono potenti. Si tratta di un uomo malato e disturbato, non solo dalle perdite sempre più attuali ma anche da un senso di inutilità che lo pervade, conscio anche lui che l’umanità ha i giorni contati. Concetto che il regista ripeterà in conferenza stampa. L’umanità non arriverà alla fine di questo secolo.
Ricordo che alla conferenza di The Canyons, film presentato a Venezia nel 2013 (e che a me personalmente piacque ben più di questo e non certo solo per i suoi avvenenti attori – Lindsay Lohan e James Deen) Schrader disse che il cinema era finito, rappresentandolo con sale vuote (cosa che non è ancora davvero accaduta). Il vuoto riempie l’immaginario dell’autore.
Non vi è dubbio che il reverendo protagonista già parecchio “disturbato” dalla perdita del proprio figlio non riesca a stare in bilico tra speranza di un nuovo amore e costante disperazione
L’attore Edwarde Hamke dice in conferenza che il protagonista cammina sull’orlo dell’abisso. Strepitosa la diluizione dello sgorgatore del wc nel wiskey della sera.
In una parola: ossessivo.

Dettaglio: la Chiesa esiste davvero.

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Recensione Nymphomaniac volume I. La lussuria e l’ordine del caos. 71 Mostra del Cinema Venezia

Entro in sala in ritardo e mi siedo in prima fila. Per me il film inizia con Joe, la protagonista dolorante ed evidentemente picchiata a casa e nel letto di un gentile signore Seligman (interpretato da Stellan Skarsgård) che l’ha raccolta dalla strada e che le chiede di raccontare la sua storia.

Lei stessa si dichiarerà ninfomane e ne spieghera’ i motivi, sostenendo che per lei questo termine  significa soprattutto indifferenza.

Da giovane la ragazza fa parte di un Club di Ribelli dell’amore. Scopo del Club, scoparsi più uomini possibile e mai più di una volta.

Il film di Lars von Trier si evolve nel racconto della vita di Joe attraverso un confronto con il vecchio signore che cerca di convincerla che la sua ninfomania non è come lei pensa una pratica disdicevole e immorale ma che ha in se’ una sua ragionevolezza.

Bello anche se prevedibile il raffronto con la musica polifonica, che lei rappresenta con immagini di rapporti sessuali, che la completano ma non la saziano. Il feroce felino, il rassicurante Basso, e l’amore possibile.

Seligman è un appassionato di musica polifonica, di scienze naturali, di matematica pitagorica e probabilmente di molte innumerevoli arti e grazie allla sua cultura e ad un animo gentile tende a trovare in tutte le pratiche sessuali da lei ampiamente descritte una qualche spiegazione.

La dipendenza di cui parla Joe mi ricorda molto Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Uli Edel, anche se alla visione del solo volume 1 non vedo in lei ancora una reale autodistruzione ma solo una lussuria senza particolare perversione. Sicuramente una pulsazione, anche premeditata ma estremamente casuale.

Aspetto con ansia di vedere il Volume II

Recensione Nymphomaniac – Volume 2. Mostra del Cinema di Venezia 71

In occasione della 71ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia viene presentata (sezione fuori concorso) la Director’s Cut Long Version di Nymphomaniac – Parte 2 con una durata di 180 minuti (che mi ha costretto a partire tardi dal Lido tanto da trovarmi in piena notte e con il temporale nel bel mezzo della laguna, fulmini e saette comprese).

Il Volume II di NYmphomaniac inizia dove finisce il I cioè nella camera in cui Joe è arrivata grazie all’aiuto del Signor Seligman, con la narrazione del racconto della sua vita mentre l’anziano signore la ascolta fornendo curiosi anneddoti e parallelismi.

In questo secondo capitolo abbiamo una Joe pù sfrenata che mai. Nonostante una convivenza con Jerome e un figlio da lui, non riesce a domare la tigre che è in lei.

Tra esperienze di sesso multiplo con africani e approfondimenti delle proprie tendenze masochistiche, Joe scoprirà anche l’interesse per un rapporto omosessuale.

In questo II Volume Von Trier vuole provocare ma soprattutto approfondire le tematiche sessuali. Non solo, vuole disegnare il personaggio di Joe in modo molto particolare.
Non intende considerarla una vittima nè una carnefice ma piuttosto una persona molto speciale, ansiosa di vita, insaziabile ma non dipendente, non malata.

In conferenza stampa chiederò alla co-sceneggiatrici quanto e come hanno approfondito gli aspetti psicologici/medici della ninfomania e la risposta è stata che naturalmente lo hanno fatto ma senza voler classificare o etichettare il comportamento di Joe.

Lei si dichiara ninfomane ma non è detto che lo sia. Sta al pubblico decidere quando si supera il confine.